Dentro la notizia

Dentro la notizia, oltre i fatti: articoli di approfondimento ed opinione

Primo piano

Dentro la notizia, approfondimenti, opinioni, interviste, su temi di attualità

Editoriale

Riflessioni a tutto tondo, un confronto dialettico, punto di arrivo e punto di partenza

Cover story

La storia di copertina: ogni numero ispirato ad un tema di forte attualità

Dalle territoriali

Confindustria Arezzo, Grosseto e Siena: notizie ed informazioni, filo diretto dalle territoriali

Home » Cover story

Assise 2011: l’orgoglio di tenere in piedi il paese

Inviato da su 1 giugno 2011 – 09:07

Sbloccare la crescita, liberare il mercato, premiare il merito: queste le tre chiavi di volta delle Assise di Confindustria e Piccola Industria che hanno visto riunirsi quasi seimila imprenditori per un confronto sui punti caldi dell’agenda del paese: relazioni industriali, fisco, credito, finanza, infrastrutture, ambiente, energia, Pubblica amministrazione, giovani, merito, Mezzogiorno e innovazione.
Un “conclave” democratico e volutamente partecipativo – dopo l’ascolto, le proposte sono state votate via sms dagli stessi imprenditori – per permettere a tutti di esprimersi sugli otto tavoli di discussione che si sono svolti nel corso della mattinata. La presidente Marcegaglia (nella foto di apertura) ha voluto così costruire l’agenda delle priorità “poche cose chiare, da fare presto” per tornare a crescere, per “proporre un cambiamento forte al paese” e progettare “tutti insieme”, piccole e grandi imprese, la Confindustria del futuro.
Quelle del 7 maggio sono state le seconde Assise nella storia dell’associazione – con un record storico di presenze – una grande operazione di ascolto che ha coinvolto sul territorio 2.500 imprenditori negli incontri preparatori, con più di 2mila interventi inviati sul web. Le prime Assise sono state quelle del 1992 a Parma, in un momento altrettanto cruciale, con l’Italia che rischiava il default e l’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato che varava una manovra da 90 miliardi di lire.
E proprio per l’eccezionale particolarità del momento attuale, con una crisi che ancora morde il freno, si è deciso di indire questa sorta di Stati generali, chiusi alla politica.
340 interventi per capire come è possibile migliorarsi e nel contempo, migliorare il proprio paese perché, come ha spiegato la stessa presidente Marcegaglia nel suo intervento conclusivo, “un momento così difficile richiede il coraggio di mettersi in discussione, di formulare critiche anche su se stessi e darsi priorità”.
E dalle Assise è arrivato un mandato forte a lavorare molto per assumersi anche più responsabilità, perché il nostro, ha ricordato la presidente, è un “paese ingessato, che fatica a crescere”.
Da quelle piccole e medie imprese che rendono l’Italia il secondo paese manifatturiero europeo è arrivata forte la richiesta di “poche riforme chiare, non sussidi, né incentivi, né aiuti”. Chiediamo – ha sottolineato la ‘base’ – le grandi riforme che il paese non può più rimandare. La riforma fiscale, prioritaria, per alleggerire il peso su lavoratori e imprese, perché i nostri concorrenti di Francia, Regno Unito, Germania e Spagna, pagano “dal 20 al 50 per cento di tasse in meno”. E poi, il nodo di sempre, l’Irap, che “deve sparire”.
Altro punto, le semplificazioni: qualcosa è stato fatto, ma ora bisogna proseguire spediti. È necessario aprire il cantiere delle liberalizzazioni, un fronte sul quale non sono stati fatti passi avanti ma “passi indietro” e poi, “capire qual è l’impegno sulla ricerca”. Snodo chiave di competitività. Ce n’è stato anche sul fronte internazionalizzazione: “Lo Stato – ha proposto la presidente Marcegaglia – privatizzi la gestione dell’Ice”, Confindustria si candida a partecipare all’operazione. Magari anche con le banche, ma comunque in prima fila.
Non poteva poi mancare il tema delle relazioni industriali. Avanti tutta con le nuove regole dell’accordo del 2009 che ha introdotto flessibilità, deroghe ed esigibilità dei contratti. La volontà è accompagnare le imprese in questo processo coinvolgendo “tutti i sindacati, facendo un ulteriore passo avanti, lavorando a un’intesa sul punto delicato della rappresentanza. Noi non cerchiamo divisioni sindacali – ha precisato la Marcegaglia – teniamo sempre la porta aperta”.
La politica non c’era, ma di politica non si poteva non parlare. Innanzitutto rivendicando l’orgoglio di chi sa di essere il motore dello sviluppo del paese. Orgoglio e autonomia emersi nitidi dalla risposta che la presidente Marcegaglia ha rivolto al premier Berlusconi, che qualche giorno prima delle Assise aveva invitato le imprese a non chiedere solo, ma a fare loro qualcosa. “Lo facciamo tutti i giorni – ha rimarcato la presidente Marcegaglia– siamo noi a tenere in piedi il paese. Contribuiamo al 70 per cento del Pil”.
Non solo. Gli imprenditori sono pronti a fare di più, ha detto la presidente, ma hanno il “sacrosanto diritto di criticare tutto ciò che è giusto criticare”. Perché – e sono le parole con cui la stessa presidente ha chiuso le Assise – “noi crediamo profondamente in questo paese. Abbiamo qui le nostre aziende, abbiamo qui le nostre famiglie. Non possiamo accettare che l’Italia si avvii verso una prospettiva di declino. L’essere qui oggi tutti insieme è un grande atto d’amore per il nostro paese. È la più grande dimostrazione che la nostra Confindustria ha una parola d’ordine che vince su tutte: Viva l’Italia”.

di Giulia Avallone

IES, Industria e Sviluppo n. 3 maggio-giugno 2011
Scarica la rivista in formato pdf