Il manifatturiero al centro della ripresa
Dalla formazione al credito, le priorità degli industriali. Il nodo infrastrutture resta da sciogliere
di Romano Salvi
“Continueremo ad affermare con forza la centralità del manifatturiero e ci concentreremo su alcune priorità fondamentali per le aziende: formazione, infrastrutture, credito, confronto con la pubblica amministrazione e servizi associativi”. Sono state, queste, le prime parole, di Andrea Fabianelli all’assemblea generale di Confindustria Arezzo, il 24 giugno alla Borsa Merci, davanti alle autorità, ad Antonella Mansi, presidente di Confindustria Toscana, a Giorgio Squinzi, vicepresidente di Confindustria per l’Europa, a Luca Ceccobao, assessore regionale per le infrastrutture e la mobilità. Fabianelli era stato appena eletto presidente di Confindustria Arezzo, alla scadenza del mandato di Giovanni Inghirami.
Con Fabianelli si era insediato il nuovo vertice composto da dieci componenti: i quattro vicepresidenti Alessandro Cantarelli, con delega al marketing associativo, Laura del Tongo con delega al credito e alla finanza, Giuseppe Fabozzi, con delega alle infrastrutture, Gian Giacomo Gellini con delega all’education. Insieme a tre componenti di diritto: il past president Giovanni Inghirami, il presidente del Comitato piccola industria, Dario Bonaguri, il presidente del Gruppo giovani industriali Spartaco Comanducci. Completeranno la squadra di governo i tre rappresentanti eletti dal consiglio direttivo, Vittorio Municchi, che si occuperà dei rapporti interni, Fabrizio Bernini, per l’innovazione, e Marco Sanarelli che sovrintenderà ai temi dell’ambiente e della sicurezza nel lavoro.
Fabianelli, presentandosi all’assemblea generale della Borsa Merci, ha ricordato che sulla formazione Confindustria Arezzo sta sviluppando soluzioni anche innovative puntando a mantenere una presenza universitaria qualificata e radicata nel territorio. “Per quanto riguarda le infrastrutture – ha aggiunto – ci impegneremo nei confronti delle amministrazioni affinché portino avanti progetti concreti e fattibili. Sul fronte del credito ci rivolgeremo alle banche per individuare una nuova finanza a sostegno della crescita. Il confronto con l’amministrazione locale – ha concluso – sarà continuo perché vengano rispettati gli impegni, i programmi e gli accordi. Alle imprese, con i servizi associativi, daremo risposte in tempi sempre più rapidi”.
Quanto sia indispensabile fare sistema tra istituzioni locali, impresa e credito, lo aveva affermato il vicesindaco Stefano Gasperini aprendo i lavori dell’assemblea. “Anche i comuni – ha detto – hanno bisogno di una condivisione da parte del sistema economico per respingere i tentativi di destabilizzazione delle autonomie locali”. Tema subito ripreso dal Presidente della Provincia, Roberto Vasai. “In un momento di grande incertezza politica nazionale – ha detto – è dovere delle istituzioni locali, pur di fronte ai tagli subiti, fare il possibile per semplificare le procedure e sostenere le imprese che vogliono investire sul territorio”.
La vitalità dell’impresa aretina, soprattutto verso i nuovi mercati esteri, pur in una situazione ancora complessa, è stata messa in evidenza dal presidente della Camera di Commercio, Giovanni Tricca. “Settori in piena ripresa – ha detto – coesistono con altri il cui recupero è più flebile rispetto agli anni precedenti”. In questi anni, la produzione toscana ha lasciato sul campo un quinto della sua potenzialità. “E il recupero – ha detto Antonella Mansi – cammina a ritmi insufficienti per le nostre potenzialità e i nostri bisogni. Abbiamo bisogno che il territorio condivida i nostri sforzi di innovazione per una reindustrializzazione della Toscana: a partire dalle infrastrutture, da regole più semplici, dalla fiscalità”.
Con la sua ultima relazione, il presidente uscente, Giovanni Inghirami, ha tracciato le linee della continuità di una strategia all’insegna della concretezza. “La nostra provincia – ha ricordato – pur avendo solo il 9,3 per cento degli abitanti della regione, garantisce il 19 per cento del valore aggiunto industriale complessivo. E nel frattempo si accentua il gap infrastrutturale di Arezzo nei confronti non solo delle altre province italiane, ma soprattutto di quelle toscane”. Per questo Confindustria Arezzo ha proposto un piano complessivo delle infrastrutture che ha dato origine alla iniziativa del Comitato promotore per la Due Mari. “Sono stati quattro anni – ha aggiunto Inghirami – di proposte e di progetti. Come il Piano d’azione 2010, frutto del lavoro del Comitato scientifico presieduto da Luigi Biggeri, fatto di proposte che spaziano dalla formazione alle infrastrutture, dalle nuove tecnologie alla valorizzazione dei settori tradizionali. Proposte concrete, con progetti che si calano in una realtà economica precaria e che proprio sulla sua fragilità vogliono costruire le fondamenta della ripresa con quello che è subito possibile. Un esempio del metodo adottato è la rete d’impresa, la prima in Italia, che mette in rete le imprese di Arezzo, Siena e Grosseto e che sta già operando con successo nel settore della finanza, della comunicazione e dell’innovazione”. Posizioni condivise per una linea d’azione ben definita anche su ambito più vasto di quello provinciale. A cominciare dai rapporti sindacali: “I contratti nazionali – ha detto Inghirami – devono lasciare più spazio alla contrattazione aziendale, alla possibilità che le parti, in presenza di specifiche problematiche di organizzazione del lavoro, possano trovare rapidamente una risposta alternativa, adeguata al caso specifico”.
Inghirami ha poi ricordato un’altra proposta strategica per il territorio aretino: un vero polo industriale agroalimentare che ne valorizzi la bellezza, la storia e i paesaggi. Quindi la formazione con l’annuncio della trasformazione, già in atto, dell’agenzia formativa di Confindustria Arezzo, e con l’università. “Non abbiamo intenzione di rassegnarci – ha detto – alla chiusura delle sedi aretine di economia e ingegneria. Chiedo a tutti, Comune, Provincia e Camera di Commercio, uno scatto d’orgoglio per non perdere un pezzo importante del nostro futuro. Bisogna lavorare tutti insieme creando, almeno in questo territorio, le condizioni favorevoli alla crescita. E superando le nostre fragilità”.
Il tema delle infrastrutture, a cominciare dalla Due Mari, non poteva non essere ripreso dall’assessore regionale Ceccobao: “Le infrastrutture – ha detto – possono essere il vero motore della ripresa, generano sviluppo lavoro, rendono competitive le imprese a aumentano la sicurezza dei cittadini. Un collegamento tra Tirreno e Adriatico è di vitale importanza per i sistemi produttivi”.
A concludere i lavori dell’assemblea è stato Giorgio Squinzi. “I nostri sforzi – ha affermato – hanno bisogno di risposte nelle scelte di politica industriale del Paese. Chiediamo regole a costo zero: la semplificazione normativa, un processo di riforma della Pubblica amministrazione, una vera riforma fiscale,una giustizia civile al passo con i tempi, sanare i grandi ritardi con i quali l’amministrazione pubblica paga le imprese. Da parte nostra saremo chiamati a svolgere appieno il ruolo di classe dirigente, soprattutto indicando le vie d’uscita che ogni giorno sperimentiamo attraverso il nostro impegno nelle nostre aziende”.
IES, Industria e Sviluppo n. 4 luglio-agosto 2011
Scarica la rivista in formato pdf
